Il diritto eccezionale non può diventare la regola

A distanza di due mesi dall’uscita del contributo intitolato “Il deficit democratico”, pubblicato da BancaFinanza, rivista specialistica diretta dal Professor Beppe Ghisolfi, Vice Presidente e Tesoriere del Gruppo Europeo delle Casse di Risparmio, abbiamo richiesto un parere all’Avvocato Alberto Rizzo, Direttore Generale dell’Accademia di Educazione Finanziaria, in merito alle recenti proposte di proroga dello stato di emergenza.

 

Avvocato Rizzo, cosa pensa delle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio dei Ministri lo scorso lunedì, nel corso dell’inaugurazione dei lavori legati al Mose?

« Ne parlerò stasera, durante il mio intervento al TG4 di Telecupole – Canale 15. Nell’attuale situazione, ritengo difetti completamente il presupposto per un’eventuale proroga dell’emergenza fino al 31 dicembre: non è sufficiente che si sia in presenza del timore, o di una semplice previsione, del verificarsi di un evento pandemico o catastrofale. Occorre che ci sia una condizione attuale di emergenza. Questo concetto, tra l’altro, è stato di recente ribadito sul Corriere della Sera dal Professor Sabino Cassese, uno dei migliori costituzionalisti del nostro Paese, Giudice emerito della Corte Costituzionale, il quale ha espresso ferma contrarietà alla proroga dello stato d’emergenza, ponendo un quesito davvero importante: perché prorogare lo stato di eccezione se è possibile domani, qualora se ne verificasse la necessità, riunire il Consiglio dei Ministri e provvedere?».

Insomma, Avvocato Rizzo, viene confermato quanto da Lei scritto due mesi or sono, in quanto l’urgenza non vuol dire emergenza e non giustifica l’eccezione. E corretto?

«Ha centrato completamente il punto. Inoltre, occorre evitare l’accentramento di tutte le decisioni a Palazzo Chigi. E questo non solo perché finora si sono già concentrati troppi poteri nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche perché l’accentramento crea colli di bottiglia e rallenta enormemente i processi decisionali. Infine, un’eventuale proroga della dichiarazione dello stato di emergenza è completamente inopportuna perché il diritto eccezionale non può diventare la regola. Proprio per questo sia la legge che lo prevede, sia la costante giurisprudenza della Corte costituzionale, hanno insistito sulla necessaria temporaneità degli strumenti adottati in deroga, perché non è fisiologico governare con mezzi eccezionali. Questi – ce lo ricorda ancora il Prof. Cassese – possono produrre conseguenze negative non solo per la società e per l’economia, creando tensioni nella prima e bloccando la seconda, ma anche per l’equilibrio dei poteri, mettendo in ombra il Parlamento ed oscurando il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, al cui controllo sono sottratti gli atti dettati dall’emergenza».

Quale sarebbe, quindi, lo strumento giusto da impiegare in questa situazione?

«Lo strumento appropriato è il decreto legge, che può essere adottato dal Governo proprio in casi di necessità ed urgenza. I problemi sorgono dall’uso di uno strumento del tutto inappropriato come il Dpcm, che è un provvedimento governativo di natura amministrativa. E, a differenza del decreto legge, non è sottoposto al Parlamento in sede di conversione, né al Presidente della Repubblica in sede di promulgazione. Insomma, è un atto governativo che offre poche garanzie. Il Governo ha cercato di superare questa criticità nei Dpcm più recenti, richiedendo un parere preventivo alle commissioni parlamentari. Ma così non si risolve nulla, perché non si modifica la natura della fonte. E il Parlamento non è organo di consulenza dell’esecutivo, perché esprime la volontà del Popolo, cui sempre occorre attenersi negli ordinamenti democratici, al fine di evitare la violazione del contratto sociale che sta alla base di tutti i rapporti di cittadinanza attiva».

Clicca qui per leggere l’intervista pubblicata notizieinunclick.com.

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