Nuove Tecnologie e Banche: siamo già nel futuro

La digitalizzazione è ormai parte integrante delle strategie delle imprese bancarie. Ciò orienta all'individuazione di nuove professionalità, all'acquisizione di nuove competenze, all'attenzione verso nuove attività che favoriscano lo sviluppo sostenibile e l'occupazione.

La qualità del capitale umano assume particolare rilevanza nella prospettiva di una crescente diffusione delle nuove tecnologie e della conseguente minore domanda di lavoro per attività standardizzate e ripetitive.

Nell'attuale fase di digital transformation emerge un particolare bisogno di sviluppare nuove competenze e nuove professioni e di alimentare le soft skill: la capacità di comunicare, competenze emotive, competenze cognitive, competenze relazionali. Anche nel nuovo contesto la centralità della persona viene riaffermata. Professionisti motivati e che forniscono un alto valore aggiunto alla loro attività si creano con un adeguato mix di attitudini personali (conoscenze specialistiche e trasversali, curiosità, relazioni) ed un contesto lavorativo favorevole a sviluppare tali positività. Le competenze personali inducono comportamenti positivi e aiutano ad affrontare i cambiamenti. Nel nuovo contesto, la formazione sempre di più deve risultare continua e svolgersi lungo tutto l'arco della vita lavorativa ed in raccordo sempre più stretto tra mondo del lavoro e mondo della formazione.

L’analisi delle professioni e dei mestieri della finanza del futuro non può esulare comunque da un'attenta disamina del contesto nel quale operano le banche.

Tale scenario si contraddistingue, tra l'altro, per quattro macro-trend in continua evoluzione, che impattano sulle competenze delle risorse umane:

  • il cliente è sempre più digitale e autonomo, ma in materia di risparmio continua a preferire la relazione interpersonale;
  • la digitalizzazione ha "aperto la porta" a nuovi operatori e a nuovi rischi operativi;
  • la regolamentazione ha introdotto nuovi ruoli (Data Protection Officer) e ha richiesto una evoluzione professionale per quelli già esistenti (i.e. Regolamentazione ESMA);
  • l'analisi del dato è diventata, oltre che una leva di compliance, una leva di business.
  • Esiste la necessità per le aziende di estrarre valore dalle informazioni e di mantenerne la qualità nel tempo.

In sintesi, alcune nuove professioni, nate dall'unione di competenze economiche, giuridiche ed informatiche, vedranno la luce; alcuni mestieri operativi focalizzati su specifici segmenti si trasformeranno in mestieri a maggiore intensità cognitiva, ampliando lo spettro di competenze.

Di seguito, a mero titolo esemplificativo, alcune nuove possibili professioni:

  • figure professionali che accompagnano l'azienda nell'evoluzione digitale e disegnano il percorso per agevolare le scelte dei clienti, che nel contatto con la banca utilizzano sempre più molteplici canali;
  • figure professionali che curano l'implementazione nei processi aziendali di quel complesso di tecnologie che vanno sotto la definizione di Intelligenza Artificiale;
  • figure che progettano i dispositivi, come i chatbots, che consentono al cliente di restare costantemente in contatto con la propria banca attraverso canali vocali o di testo, ricevendo informazioni tempestive e coerenti. Importante sarà valutare quanto dovrà esser sviluppato all'interno o all'esterno della banca;
  • figure per la prevenzione di attacchi ai dati sensibili e baluardo per tutelare la credibilità dell'intermediario e preservarne la reputazione.

Altri saranno i cosiddetti "vecchi" mestieri della finanza che si trasformano. Ad esempio, il Consulente fìnanziario/assicurativo che dovrà diventare un professionista in grado di assistere il cliente attraverso i vari canali, dall'app allo sportello, mostrando una buona padronanza della tecnologia, oltre a una conoscenza approfondita dei prodotti e dei servizi offerti dall'intermediario; oppure il Wealth manager che sarà sempre più coinvolto nel trasferimento intergenerazionale della ricchezza e dovrà sviluppare, oltre alle competenze legali, finanziarie, fiscali, comunque in continua evoluzione, anche competenze di natura psicologica e di organizzazione aziendale e saperle integrare con le tecnologie di data intelligence.

Nel caso dei "vecchi" mestieri la sfida non è tanto tecnologica, bensì culturale, e riguarda le capacità tecniche di interazione, di comunicazione, la qualità relazionale con il cliente, ovvero aspetti "irriproducibili" che qualificano i professionisti nei processi di creazione di valore di lungo periodo.

Le strategie poste in essere dalle banche a livello sia nazionale sia europeo di fronte al quadro in evoluzione sono articolate. Da una recente indagine Abi risultano i seguenti approcci, non necessariamente alternativi:

  • attuazione di piani di formazione e conversione del personale che favoriscano la mobilità interna per non perdere le competenze tradizionali e l'esperienza dei singoli, ancora fondamentali nella gestione aziendale;
  • definizione di una stretta collaborazione e integrazione con le scuole e le università per la realizzazione di piani di istruzione idonei ad avvicinare la scuola al mondo del lavoro;
  • previsione di percorsi professionali specifici per le nuove professionalità, funzionali a una loro valorizzazione nell'ambito dell'organizzazione per individuare strumenti e percorsi volti a risultare attrattivi anche nei confronti delle nuove generazioni;
  • individuazione di nuove modalità di prestazione lavorativa, favorite dalla tecnologia. Le aziende intervistate hanno, infatti, introdotto lo smart working (lavoro agile) che favorisce l'operatività esterna all'azienda. Con il lavoro agile i dipendenti non sono più vincolati alla presenza fisica in una determinata sede - in una fascia oraria prestabilita - ma godono di maggiore flessibilità e libertà di autogestione.

Diversi intervistati hanno dichiarano che è in atto un ripensamento del modello operativo: l'attuale composizione del front-office e del back-office va sicuramente rivista. Si è quindi assistito a un intervento sul personale di backoffice a cui sono attribuibili meno attività routinarie e più servizi consulenziali, con una tendenza crescente nel prossimo futuro. La tecnologia è quindi sempre più pervasiva e la robotica è già ora integrata nelle banche. Probabilmente in un futuro la famosa fotografìa del 1932 che immortalava gli operai pranzare su un grattacielo in costruzione potrebbe essere sostituita da persone e robot. Se nel 1932 questa era un chiaro segnale di uscita dalla Grande depressione analogamente, questa nuova immagine, dovrebbe considerarsi di buon augurio, funzionale ad una nuova importante ripresa economica.


Tratto dalla rivista Banca Finanza, n4 2019 | download pdf ⇓

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