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Intervista (a cura di Alberto Rizzo) a Corrado Sforza Fogliani da molti anni attivamente impegnato a difesa della specificità del modello bancario “popolare”, interessato dalle trasformazioni della discussa riforma Renzi.

Corrado Sforza Fogliani, Avvocato, anche lui Banchiere - Giornalista - Scrittore, come il nostro Direttore, appassionato ai temi del credito e del territorio; soprattutto, Presidente per venticinque anni della Banca di Piacenza, di cui attualmente è Presidente del Comitato esecutivo e Presidente d’onore del Consiglio di Amministrazione, nonché Numero Uno di Assopopolari, l’Associazione di categoria delle Banche Popolari, la quale rappresenta il 25 per cento degli Sportelli e dell’intermediazione creditizia in Italia, nonché - ancora -Presidente per venticinque anni di Confedilizia, di cui oggi ricopre l’incarico di Presidente del Centro Studi.

Da molti anni è attivamente impegnato a difesa della specificità del modello bancario appunto “popolare”, interessato dalle trasformazioni della  discussa riforma Renzi: una “riforma” che, all’inizio, fu salutata dai suoi proponenti come “taumaturgica” e che ha decretato  la trasformazione in Società per azioni per gli Istituti con attivo finanziario - patrimoniale superiore agli 8 miliardi di euro. Dopo un passaggio critico dal Consiglio di Stato, ed una recente sentenza favorevole della Corte Costituzionale, il provvedimento è tornato sul tavolo di lavoro del nuovo Governo Conte. È stato pubblicato, infatti, sulla Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 luglio 2018 il Decreto-Legge 25 luglio 2018, n. 91: si tratta del c.d. decreto mille-proroghe, approvato nel corso del Consiglio dei Ministri n. 11 del 24 luglio 2018, con cui è stata differita - tra le altre - l’entrata in vigore della riforma delle banche di credito cooperativo e che è stato impiegato dal Governo per intervenire sulla disciplina delle Banche Popolari.

Presidente Sforza Fogliani, Lei ha sostenuto le ragioni di fondo del mantenimento di un sistema bancario popolare, sottolineando i rischi di una riforma che potrebbe snaturare questo requisito verso modelli giuridici e gestionali più orientati alla redditività come obiettivo primario. Dopo l’intenso dibattito politico e giuridico di questi ultimi mesi in particolare, e adesso con le dichiarazioni solenni del nuovo Premier Professor Conte - da Lei favorevolmente commentate - sulla necessaria difesa del credito locale, questa prospettiva rimane all’orizzonte oppure è destinata ad attenuarsi?

“Credo proprio che le prospettive del credito popolare si siano rafforzate. Grazie al lavoro di Assopopolari (che invece era rimasta piuttosto rassegnata, all’epoca della riforma Renzi/Boschi), ma grazie soprattutto - per gli osservatori senza preconcetti - ai fatti. Tutti stanno capendo che la concorrenza nel sistema (anche senza essere ancora al prospettato oligopolio) è salvaguardata solo dalle banche locali. Soprattutto, tutti hanno ormai capito che il credito alle medie e piccole imprese così come alle famiglie, lo fanno solo le banche territoriali, perché crescono se cresce il territorio e perché il territorio lo conoscono: il Sud (dove le banche locali sono del tutto venute a mancare, salvo che in Puglia e nel Ragusano) insegna”.

La sentenza della Corte Costituzionale, se da una parte ha salvato l’impianto ispiratore della riforma (ancora oggi) in vigore, dall’altra avrebbe riconosciuto alle Popolari la possibilità di arrivare alla trasformazione in S.p.A., attraverso modelli articolati ed in grado di dare continuità alla missione sociale e cooperativa. Come si sta organizzando in tal senso il settore rappresentato da Assopopolari? Attenderete le prime decisioni concrete di ripensamento da parte dal nuovo Governo, optando quindi per un periodo di stand by applicativo? Cosa prevede al riguardo il cd. decreto mille- proroghe?

“Il decreto mille-proroghe ha solo dato più tempo (fino a dicembre) per convertirsi in S.p.A. alle Popolari che ancora devono farlo, così come la nostra organizzazione ha fortemente voluto. Tenga presente che, a fine ottobre, il Consiglio di Stato esaminerà nel merito il ricorso contro la trasformazione relativamente alla normativa secondaria, di esclusiva competenza del massimo organo di giustizia amministrativa, com’è noto. Poi, all’esito, che si avrà dopo qualche tempo, anche il Governo dovrà prendere le sue decisioni. Abbiamo fiducia (e lavoreremo per questo) che il favore che l’Esecutivo sta dimostrando per i territori, valorizzi anche in questo settore il localismo. Soprattutto, valorizzi la volontà di continuare ad avere un sistema bancario davvero italiano (e non solo quanto alle sedi legali). È un fatto, invero, che tutte le banche  che hanno dovuto trasformarsi sono state sottratte ai risparmiatori e sono finite in mano ai fondi speculativi europei e statunitensi, così come pressoché tutte le grandi banche. Ma su questo punto (che sottrae gli utili delle stesse alla nostra economia reale) silenzio assoluto: è perfino impossibile che ne scrivano o scriverne, su certe testate. Balliamo allegramente, spensieratamente, su una situazione - ognun lo capisce – gravissima”.

Occorre, in ogni caso, dare merito alle Associazioni che, nel quadro normativo esistente, hanno proceduto a vere e proprie “autoriforme”. Assopopolari, in questa direzione, ha dato vita alla S.p.A. Luzzatti, una straordinaria operazione di sistema ispirata al nome dell’illustre fondatore del modello bancario da Voi rappresentato. Un progetto nato per una gestione unitaria dei crediti deteriorati e delle sofferenze, ma che potrebbe aprirsi a prospettive ulteriori, per esempio in sede di attuazione della direttiva Mifid 2, sulla trasparenza e sul risparmio gestito. Un rapporto, quindi, positivo tra costi e benefici quello avanzato dal modello Luzzatti S.p.A.? E che potrebbe essere portato a esempio da codificare in un prossimo futuro processo di “riforma della riforma”?

“Certo. La Luzzati sta lavorando, e bene. Ma l’invito giunto dal Governatore a guardare ad esperienze estere, fondamentalmente basate - i famosi I.P.S. - su rapporti di reciproca garanzia fra banche, è alla nostra attenzione e a quella delle Associate, più volte investite della accennata, concreta prospettiva. Assopopolari ha in corso i dovuti approfondimenti e confronti. Naturalmente, tutta questa attività dovrà - dopo la decisione del Consiglio di Stato - coordinarsi, oltre che con la Banca d’Italia, con gli orientamenti - e le decisioni – del Governo”.

Torniamo allora all’attualità del nuovo Governo. Il Vostro interlocutore è adesso il Ministro dell’Economia, Professor Tria. Che cosa vorreste chiedere al titolare del Dicastero economico finanziario, in questa fase di messa in discussione politica della riforma Renzi? Sarà fatto cenno alle incognite sottolineate dal Governatore di Bankitalia Visco sui costi delle riforme ancora da sostenere per portare BCC e Popolari nel nuovo regime? Costi che molti temono possano essere pagati in termini di minori erogazioni a territori, famiglie e imprese (un paradosso se si pensa che il sedicente obiettivo della riforma era venire incontro ai risparmiatori finali)?

“Nel suo discorso all’Assemblea A.B.I. dello scorso luglio, il Ministro Tria ha avuto parole estremamente chiare sui temi più importanti che sono all’attenzione delle Autorità europee. Le condividiamo ed apprezziamo, così come condividiamo ed apprezziamo l’orientamento  espresso  davanti al Parlamento dal Presidente del Consiglio, e già richiamato. Quella di evitare che i territori languano per mancanza di credito è la vocazione storica delle Popolari, una tipologia di banche - non dimentichiamolo-che ha accompagnato la trasformazione del nostro Paese, da Paese agricolo a Paese industriale. Proprio il contrario dei risultati (e, forse, della volontà) che ha ispirato la legge contro le Popolari Renzi / Boschi”.

Il punto forte della Sua battaglia è, come ricordato all’inizio, la difesa del radicamento locale del credito. La riforma varata due anni fa è stata intesa più che altro come una punizione contro alcuni: non si può, tuttavia, escludere, che la stessa possa colpire soprattutto le Banche sane. Quasi come se radicamento locale e trasparenza fossero due aspetti non conciliabili. Una tesi che Lei ha avuto modo di confutare anche attraverso un intenso impegno editoriale. Era possibile una diversa soluzione? Ed a maggior ragione è possibile ora?

“Non voglio, e non posso, insistere - ne ho già fatto un cenno - sulla reale volontà, ed i reali obiettivi, che hanno ispirato la riforma contro le Popolari. I risultati conseguiti, (consegna di altre banche ancora alla finanza internazionale, mancanza di credito in intere zone del Paese) sono di per sé eloquenti. Quello che voglio dire è che l’inconciliabilità tra radicamento locale e trasparenza è una favola metropolitana, ispirata dagli interessi di un tipo di finanza (speculativa, con sguardo di 2/3 anni) che non è la nostra, ma che condiziona la grande stampa. È vero, infatti, il contrario: che la banca territoriale è sotto gli occhi di tutti, conosce tutti (per questo le Popolari hanno un grado di crediti deteriorati di gran lunga inferiore ad altre banche, oltre ad essere tutte più patrimonializzate di certe grandi banche) e, soprattutto, è da tutti conosciuta. Non si possono chiudere gli occhi a migliaia e migliaia di risparmiatori, molto più facile fare combines tra 10/30 soci, come avviene nelle S.p.A. Per  il resto, nel mio libro Siamo molto Popolari (ed. Rubettino) ho già spiegato, anche esemplificando, come fosse possibile una soluzione ben diversa da quella individuata dal Governo Renzi (che salvaguardasse, quindi, l’enorme patrimonio - storico ed economico delle Popolari). Una soluzione che ancora oggi, ed a maggior ragione, è possibile varare, anche se non è certo l’unica. Rimando a quella mia pubblicazione, in particolare alla conclusione del mio scritto”.

L’attuazione della riforma ha incontrato due interpretazioni in parte differenti fra Sondrio e Bari. In che cosa i due modelli si differenziano e cosa ha previsto l’intervento normativo del nuovo Governo citato in premessa? È notizia del 1° agosto, poi, che Il Consiglio di Stato, accogliendo l’istanza presentata da un gruppo di soci, ha sospeso temporaneamente, in via cautelare, la trasformazione in S.p.A. delle Banche Popolari prevista dalla riforma. La sospensione, che di fatto protrae quella già decisa in precedenza, varrà fino alla sentenza di merito che sarà emessa a seguito dell’udienza fissata per il prossimo 18 ottobre. Il provvedimento dei giudici amministrativi segue e si aggiunge alla sospensione di fatto già disposta dal decreto mille- proroghe che ha prorogato i termini per la trasformazione fino a fine 2018. Come giudica questo arresto?

“La Sondrio e la Bari sono entrambe, ovviamente, nostre Associate e non ho titolo per entrare nelle scelte che le stesse faranno, nelle loro Assemblee e coi loro gruppi dirigenti. Certo, entrambe - ne sono sicuro - vorranno conservare quella estesa territorialità che le contraddistingue e, nel contempo, continuare a fare banca nel modo che caratterizza, per la loro stessa forma cooperativa, tutte le nostre banche, tutte le banche della categoria. Mi auguro che possano farlo, senza che siano interessate da provvedimenti invasivi e generalizzati, come ha fatto il passato Governo. Un faro, ed un punto prezioso di riferimento, sarà di certo la sentenza che sarà emessa in autunno dal Consiglio di Stato, nel quale confidiamo”.

Lei, Presidente, è anche uno dei magnifici 35 Banchieri di Beppe Ghisolfi, Direttore di Banca Finanza. Bellissima la conferenza presso la Banca (Popolare) di Piacenza da Lei presieduta, lo scorso 12 marzo. L’educazione finanziaria in molti casi ha fatto più di tante complesse riforme. Può essere anche questa una sfida Popolare?

“L’amico Ghisolfi è persona, oltre che lungimirante ed apprezzata anche all’estero (è nota la carica alla quale è stato chiamato, proprio per questo, a livello europeo), è persona - dicevo - anche generosa, come tutti i grandi. Ho scritto la mia autobiografia per il suo libro solo per questo, per questo solo figuro fra banchieri ben più importanti di me. Ma sono, naturalmente, contento che il Direttore mi abbia dato la possibilità di esporre in quella sede l’esperienza della mia banca (che è anche quella di tante altre banche locali): l’esperienza di guardare negli occhi della gente, più che ai bilanci. L’educazione  finanziaria  rientra in questa esperienza. Le Popolari (Assopopolari, naturalmente, in prima fila) hanno una grande tradizione in materia di educazione finanziaria, l’hanno - come altre banche territoriali pur di altre categorie giuridiche, come le Casse - per un motivo molto semplice: che per il nostro modo di fare banca, è nostro interesse - prima ancora che nostro imperativo morale - che i clienti sappiano distinguere i prodotti che noi offriamo da quelli offerti da altri”.


Tratto dalla rivista Banca Finanza, n5 2018  | download pdf ⇓

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